Le Costellazioni Familiari hanno un effetto di pacificazione e di guarigione a livello spirituale, che si rispecchia in modo positivo nel corpo.
Caro Lettore,
spesso ci chiediamo: Dove ci porta il nostro cammino? Siamo noi a deciderlo? O siamo trasportati da un luogo diverso su questa strada, ad esempio in un treno? Cosa accade se contro ogni nostra aspettativa il cammino della nostra vita prende una direzione che noi non potevamo prevedere? Se un'altra forza ha azionato lo scambio e la nostra vita ha preso una direzione diversa e inaspettata? Sono queste le domande che nelle considerazioni di oggi affronterò. Le chiamerò:
Lo scambio
Quando scorrendo sui nostri consueti binari ci avvicinavamo ad un obbiettivo, quando su questi binari l'avevamo già quasi raggiunto e visto dinnanzi a noi, a volte inaspettatamente cambia la direzione del nostro treno. Qualcuno ha azionato lo scambio. Il nostro treno ad un tratto va in un'altra direzione. Possiamo difenderci dall'attivazione di questo scambio? Possiamo pianificarla o impedirla? Visto che arriva all'improvviso e inaspettatamente, difatti il nostro treno già viaggia nella nuova direzione, trasportato da altre forze che auspicano una nuova direzione e la fissano senza la nostra collaborazione.
La domanda è: Possiamo noi azionare lo scambio per gli altri e per il loro treno, affinché vada nella direzione da noi prevista? Possono forse farlo i genitori per i loro figli? Può farlo un uomo o una donna per il proprio partner? Può farlo un politico per il suo paese?
A volte sembra proprio così, almeno all'inizio. La domanda è: Dove si ferma questo treno alla fine? È forse andato oltre? Arriva forse dove i binari avrebbero dovuto portarlo in un'altra direzione e inizia il prossimo scambio all'inizio di quello vecchio?
Abbiamo il dovere di fare un altro tentativo? O la possibilità di riprovarci? O arriviamo infine alla consapevolezza che una forza del destino che sta al di sopra di ognuno di noi aziona lo scambio sia per noi che per ogni altro essere umano, e così assegna ad ognuno il proprio destino? Che quindi anche in questo caso vediamo all'opera solamente la forza di questo destino e dobbiamo arrenderci senza se e senza ma?
Cosa ne consegue da queste riflessioni per noi e per le nostre relazioni, anche quelle più intime?
Noi continuiamo a viaggiare sul treno nostro della vita, indipendentemente dalla direzione nella quale nel corso del tempo i suoi scambi ci porteranno. Al contempo vediamo nella vita degli altri come i loro scambi di tanto in tanto saranno azionati in un modo che il loro treno ad un tratto prende una direzione diversa e nuova, senza che noi possiamo prevederla o deciderla.
Come possiamo rimanere comunque legati a loro? Acconsentendo al loro cammino di vita, indipendentemente dal luogo in cui li voglia portare. Forse per un po' camminerà parallelamente al nostro, per poi separarci e portarli lontano da noi. Più in là dopo un po' ci unirà nuovamente nella stessa direzione, ma saremo tuttavia diversi.
Attraverso la nuova direzione entrambi torniamo cambiati nella direzione parallela, diversi uno accanto all'altro e diversi nel nostro legame. Come? Entrambi maturati.
*
La domanda per noi questa domenica è: Quale direzione prendiamo oggi? Ci facciamo trasportare da un'altra forza ovunque voglia portarci? Oppure ci opponiamo a questa forza, malgrado che la forza che decide di noi ha a cuore il nostro benessere? Se acconsentiamo alla direzione da lei indicata, affidandoci a lei, come ci sentiamo? Sarà una domenica appagata, e così anche la settimana seguente.
Il Vostro
Bert Hellinger
Tradotto da Graziella Concetta Freni
Cari Lettori,
per noi il tempo dove rimane? Verso dove scompare? Continuamente lo perdiamo. Volentieri vorremo a volte trattenerlo. Volentieri vorremo spesso che passi velocemente. Oggi le nostre riflessioni parlano del tempo, ma forse in modo diverso di come lo immaginate voi. Il titolo è:
Eterno
“Eternamente dura più a lungo”, potremmo dire. Ma può l'eterno avere una durata?
Eterno significa senza inizio e senza fine. Se l'eterno avesse un inizio sarebbe limitato e quindi non potrebbe essere mai eterno.
A noi a volte già una piccola lungaggine ci sembra un'eternità. Non riusciamo quasi a sopportarla.
Come sarebbe, allora, quell'eternità che non conosce un inizio e quindi neanche una fine? La desideriamo? O preferiamo immaginarci l'eternità come un susseguirsi di avvenimenti limitati?
Se tutto fosse presente sempre allo stesso tempo, contemporaneamente, come potremmo sentirci appagati in quest'eternità? Non necessita forse nella nostra immaginazione e nella nostra speranza di un movimento infinito?
Tutte queste riflessioni si muovono nell'ambito dell'esistenza. Tutto ciò che esiste possiamo immaginarcelo solo in modo limitato. Perché tutto ciò che esiste noi lo immaginiamo in quanto esiste insieme ad altro esistente a sua volta. Pertanto per noi non esiste l'eternità all'interno dell'ambito dell'esistenza percettibile a noi.
Se noi sentiamo in noi, percepiamo profondamente un movimento che anela ad una risoluzione, un movimento che vuole profondamente lasciarsi alla spalle i limiti di quest'esistenza.
Partendo da questo movimento interiore si può presupporre un ambito che va al di là di ogni esistenza? Noi possiamo percepirlo?
Esiste una percezione di ciò, anche se queste riflessioni arriviamo a dei limiti che si sottraggono ad ogni possibile descrizione. Ciononostante io mi addentro insieme a voi in questi ambiti.
Qui dunque le mie osservazioni e riflessioni sui limiti dell'esistenza percettibile per noi.
Osserviamo e percepiamo in modo profondamente intuitivo che tutto ciò che esiste viene differenziato da qualcosa che invece non esiste. Ciò che non esiste paragonato a ciò che esiste appare infinito. Visto che non esiste, non ha ne inizio ne fine. In questo senso è infinito e perciò – ovviamente – eterno.
Tutto ciò che non esiste, che quindi circonda da qualcosa che esiste, ci attrae intimamente, anche se rimane incomprensibile a noi. Percepiamo un profondo desiderio di dissolverci in questa non-esistenza, superando i limiti del tangibile. All'interno di quest'ambito l'esistenza cessa.
La domanda è: da dove proviene l'esistenza? Può provenire da un'altra esistenza? O proviene da un'infinita non-esistenza?
Qui mi fermo con queste mie riflessioni. Ciononostante abbiamo forse intuito che siamo profondamente attratti da questa Non-esistenza. Solo in questo Non troviamo la tranquillità, la tranquillità eterna.
Queste riflessioni dove ci conducono? Ci conducono verso un'altra consapevolezza. Ci conducono da una consapevolezza limitata e le sue immagini tangibili in una consapevolezza eterna. Da questa consapevolezza che esisteva prima di ogni esistenza, l'esistenza creativa è stata chiamata in vita ed è diventata reale in quanto tale.
Alcuni anni fa in relazione a questo ho scritto una poesia. La riporto in fondo a queste riflessioni, ben sapendo che anche qui l'ultima istanza rimane misteriosa. Perché? Perché eterna.
Eccovi quindi la storia.
Il Non
Un monaco alla ricerca di elemosina
chiese ad un commerciante al mercato
un’offerta.
Il commerciante si trattenne per un istante
e donandola gli chiese:
“Com’è possibile che tu puoi
chiedermi quel che ti serve per vivere,
ma allo stesso tempo puoi ritenere
me e il mio modo di vivere
e che rende possibile a te il tuo modo di vivere,
cosa inferiore?
Il monaco gli rispose:
“Paragonato al Bene Ultimo, alla ricerca del quale io sono,
tutto il resto mi sembra
poca cosa.”
Il commerciante però continuò a chiedere:
“Se esiste un Bene Ultimo,
come può essere qualcosa
che qualcuno possa cercare o trovare,
come se si trovasse alla fine di un percorso?
Come può mai qualcuno
mettersi sulle sue traccie e così,
come se fosse una tra tante cose,
più preziosa delle altre,
accaparrarsene il più possibile?
E come potrebbe, al contrario,
qualcuno allontanarsi da esso
ed esserne meno sorretto
rispetto agli altri
o esserne meno al servizio?”
Il monaco rispose:
“Il Bene Ultimo lo trova colui
che rinuncia alla cosa più vicina,
qui ed ora.”
Il commerciante però continuò a ragionare:
”Se esiste un Bene Ultimo,
questo dev'essere vicino a tutti,
anche se celato,
così come celato è
in ogni Essere il Non-essere,
e in ogni Ora, un Prima e un Dopo
in ciò che ci appare o in ciò che ci rimane
si nasconde.
Paragonato all’Essere
che per un po’ e in modo limitato sperimentiamo,
il Non-essere ci sembra infinito,
come il Da Dove Verso Dove
paragonato all’Ora.
Ma il Non-essere si mostra a noi
nell’Essere
come il Da Dove Verso Dove
a noi nell’Ora si rivela.
Il Non-essere è come la notte
e come la morte,
un inizio sconosciuto
che nell’Essere ci appare
solo brevemente,
come un lampo
ai nostri occhi.
Allo stesso modo il Bene Ultimo ci avvicina solo nelle cose a noi
vicine,
e brilla ora.”
Adesso anche il monaco chiese:
“Se quel che tu dici è vero,
che rimarrebbe
per me e per te?”
Il commerciante rispose:
“Ancora per un tempo
rimarrebbe a noi
la terra.”
*
È stato una riflessione lunga, ma con un finale consolatorio: “Ancora per un tempo rimarrebbe a noi la terra.” È ad essa che ci rivolgiamo con amore, ad essa e ai nostri cari. Al contempo guardiamo oltre loro su quell'eterno dal quale tutto proviene. Ma solo brevemente perché il nostro tempo è ora. In questo senso Vi auguro una domenica tranquilla con tanto tempo per tutto ciò che fa piacere a Voi e agli altri.
Il Vostro
Bert Hellinger
Tradotto da Graziella Concetta Freni
Cari Lettori,
nelle nostre latitudini i giorni si allungano, ormai la primavera ha fatto pienamente il suo ingresso. Ogni cosa in natura si allunga per diventare più grande e più estesa. Ogni cosa vuole crescere e moltiplicarsi. Può esserci sfruttamento in questo? Ogni cosa vuole allungarsi e innalzarsi, e anche noi. Oggi nelle mie riflessioni domenicali dico qualcosa in più riguardo a ciò. Il titolo è:
Innalzato
Qualcosa viene innalzato dal pavimento per poter stare dritto in piedi.Anche noi, se eravamo piegati ci innalziamo, qualsiasi possa essere stato il motivo. Stiamo meglio, se finalmente possiamo stra dritti in piedi.Solleviamo anche altri, se qualcosa li butta giù. Essendo in grado di sollevarsi nuovamente, si rilassano. Respirano liberamente e il loro sguardo è rivolto in avanti.Sosteniamo in questo modo le persone che sono in lutto, affinché possano congedarsi. Quando un bambino viene piangendo da noi lo solleviamo. Lo prendiamo in braccio così può appoggiare la sua testolina a noi e piangere tutto il tempo che vuole. Poi lo rimettiamo a terra e il bambino guardare in alto verso noi, risollevato fisicamente e nell'anima.Nei tempi passati si sollevava qualcuno per metterlo alla gogna, così tutti lo potessero vedere. Anche Gesù fu messo così alla gogna, quando fu innalzata la sua croce.Oggigiorno è in questo modo che conduciamo qualcuno dinnanzi al giudice. Deve stare di fronte ai suoi accusatori e rispondere a loro. Se la colpa della quale egli è accusato dovesse rilevarsi infondata, egli può uscire sollevato dall'aula, con le spalle alzate da uomo libero.Ho notato che sono soprattutto gli uomini ad avere le spalle alzate. Le donne sono fatte in modo diverso, sono più vicini alla terra, ma senza essere per questo tuttavia piegate. Sono soprattutto loro a sollevare gli altri.Ci inchiniamo anche dinnanzi a Dio? O forse al suo cospetto stiamo piuttosto dritti? Dinnanzi a lui cosa ci sembra più indicato?Sollevati allarghiamo le braccia. Come se volessimo abbracciare tutto il mondo. E con il mondo alla nostra destra e alla nostra sinistra e in alto sopra di noi e in basso sotto di noi, siamo ampi, aperti, un tutt'uno con tutto.È anche in questo modo che ci leghiamo agli altri uomini, porgendo loro le mani e guardandoci negli occhi l'un l'altro.Così, innalzati e ampi, ci percepiamo un tutt'uno con la creazione – e con il suo creatore. Come? Innalzati e liberi.
*
La domenica ci lascia il tempo, di coltivare i legami con gli altri. Andiamo da loro, e dove possiamo essere d'aiuto cerchiamo di portare sollievo. Come? Con rispetto ed amore. Ad un tratto ci percepiamo sollevati a nostra volta, e possiamo gioirne.
Così sarà una domenica elevata per tutti, e lo sarà anche la settimana entrante. È questo il mio augurio domenicale per Voi,
Il Vostro
Bert Hellinger
Tradotto da Graziella Concetta Freni
Caro lettore,
quanto ci piacerebbe se tutto fosse perfetto e giusto, e quante volte invece dobbiamo riconoscere che è tutto al contrario da come lo immaginavamo. Nelle mie riflessioni di oggi parlerò di come possiamo riuscire a gestire queste esperienze in modo più liberatorio per noi stessi. Il titolo è:
Al contrario
“È proprio così, o è forse all'inverso?”, ce lo chiediamo spesso quando sentiamo parlare di qualcosa. Anzi, spesso partiamo dall' esatto opposto rispetto alla notizia riportata, soprattutto, se dietro c'è uno stratagemma. Così vediamo ad esempio in una pubblicità la verità nella scritta in minuscolo piuttosto di trovarla nella sua presentazione.
Anche per noi spesso ciò che sentiamo e desideriamo è il contrario di ciò che vogliamo ammettere dinanzi a noi stessi. Ad esempio molte volte quando giuriamo fedeltà. Anche e soprattutto quando ci proclamiamo innocenti, spesso è l'esatto contrario.
Se volessi sostenere che forse qualcosa dovrebbe essere visto all'opposto, ci sarebbe qualcuno a ascoltarmi? O forse ci siamo ormai talmente abituati a partire dal presupposto contrario che alziamo le spalle piuttosto di fidarci di un'affermazione o un annuncio?
Così succede anche con molte affermazioni sul “buon” Dio. Esiste forse qualcosa di più terribile, che ci possa incutere più paura di quel Dio che forse abbiamo offeso,e che quindi ci condannerà per sempre all'inferno?. Che ne è di quegli innocenti che si credono prescelti da lui e che desiderano per gli altri gli stessi castighi e li minacciano allo stesso modo? Qui non è forse tutto invertito? Il cammino dell'amore qui non sarebbe al contrario?
Se non fosse al contrario, vale a dire invertito di senso, ci sentiremo smarriti.
Il nostro percorso verso la pace interiore e verso la nostra felicità ci fa oltrepassare queste storture, andando verso un amore semplice, verso un'amore che ci permette di fare errori che ci consentono di crescere. Un'amore che permette anche la colpa, che ci porta a riflettere: a capire che abbiamo bisogno d'aiuto per poter riparare in un modo buono e umano. In questo modo nell'amore che ci unisce a tutti, tutti insieme in basso, tutto smette di essere invertito. Solo in alto, nell'esagerato, si è predisposti ad invertire le cose.
Anni fa ho scritto una storia, che parlava del contrario. In apparenza a qualcuno potrebbe sembrare maliziosa, ma ad un livello più profondo ci fa prendere coscienza di ciò che è essenziale. S'intitola:
La sentenza
Un uomo ricco morì, e quando arrivò dinanzi alle porte del cielo, bussò e chiese di entrare. San Pietro gli aprì e gli chiese cosa volesse.
Il ricco rispose: “Vorrei una camera in prima classe, con una bella vista sulla terra, e inoltre giornalmente il mio piatto preferito e l'ultimo giornale.
San Pietro dapprima si rifiutò, ma quando il ricco iniziò a spazientirsi lo condusse in una stanza di prima classe, gli portò il suo pasto preferito e l'ultimo giornale, si girò un ultima volta verso lui, disse: “Torno tra mille anni!” e chiuse la porta alle sue spalle.
Dopo mille anni tornò e guardò attraverso la fessura della porta. “Ah, eccoti finalmente!”, disse il ricco. “Questo paradiso è terribile.”
San Pietro scosse la testa. “Ti sbagli” ,disse. “Qui siamo nell'inferno.”
Nella vita semplice, nell'amore semplice, nella felicità quotidiana è tutto esattamente per come si mostra. La stessa cosa vale per la nostra fiducia in quella forza creatrice, dalla quale tutto ciò che è, è stato creato senza alcun contrario. Affidandoci ad essa, qualsiasi modo abbia scelto per noi, i contrari si uniscono in un tutt'uno, al quale noi acconsentiamo senza timore, così come si mostra a noi e agli altri, senza farci ingannare dal suo contrario: L'amore lo scopre e lo copre.
*
Queste riflessioni in questa domenica come ci fanno sentire? Ci facciamo trasportare da loro in un altro amore, nel quale osiamo guardare gli altri a viso scoperto e vediamo noi stessi al contempo come allo specchio? Ad un tratto qualcosa si aggiusta sia per noi che per gli altri.
È questo il mio augurio di oggi per Voi e per la vostra famiglia, per tutto ciò che questa settimana Vi porterà.
Il Vostro
Bert Hellinger
Tradotto da Graziella Concetta Freni